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Vitigno Fiano

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Il vitigno Fiano è molto antico, infatti questo risale al tempo dei greci, anche se fu durante l’epoca romana che il vino assunse maggiore importanza.

Il Fiano di Avellino si fregia del riconoscimento DOCG proprio perché la produzione è consentita solo nella provincia avellinese e solo in determinate condizioni del terreno. Bere un bicchiere di vino fiano docg permette dunque di avere la certezza di assaporare un prodotto di alta qualità proveniente da una specifica zona geografica e sottoposto a rigidi criteri di produzione.

Ma scopriamo la storia del vitigno Fiano, le caratteristiche di produzione e del vino.

Vitigno Fiano: la storia

Secondo alcune testimonianze storiche, il vitigno del Fiano venne portato in Italia dai Greci, questa prendeva il nome di Vitis Apicia e le prime viti vennero piantate al Lapio, località che diede il nome alla nuova vite. Il vitigno infatti dai greci veniva chiamato Apina, dopo di ché da questo termine derivò prima Apiana e successivamente il termine Afiana che porto alla denominazione di oggi: il Fiano.

I documenti che testimoniano la presenza del fiano vitigno si riscontrano nel XII secolo, quando Federico II di Svezia, si trovava a Foggia e assaggiava spesso i vini prodotti in zona e nelle vicinanze. Un secondo nobile che provò il vino fiano fu Carlo II d’Angiò, che scelse di acquistare ben 1600 viti di Fiano da spedire nelle terre di Manfredonia.

L’exploit produttivo del Fiano d’Avellino però si ha intorno al 1800 quando si raggiunge una produzione pari a 100 milioni di litri, che vengono esportati in diverse zone d’Italia e d’Europa compresa la Francia. Così la vitivinicoltura diventa un’importante asse per l’economia irpina, tanto che stimola anche la realizzazione della ferrovia di Avellino.

Non solo, proprio per la presenza del vitigno Fiano, si apre anche la Scuola di Enologia e Viticoltura di Avellino, oggi Istituto Tecnico Agrario, fondato per dare all’epoca un supporto scientifico alla produzione del vino.

Nel 1970, si raggiungono i 17 vigneti specializzati nella produzione del Fiano, e successivamente arriva anche il riconoscimento Docg che ha dato al vino e al vitigno importanza e rilievo su tutto il suolo nazionale e anche nel campo dell’export.

Quali sono le zone di produzione del Vitigno Fiano?

Il Vitigno Fiano permette la produzione di un vino bianco campano che come previsto dal marchio DOCG può essere prodotto con questa denominazione solo nella provincia di Avellino per un totale di 27 mila acri. Fanno parte del vitigno del Fiano anche il Parco Regionale del Paternio e la Piana di Serino.

Il terreno dove sono presenti le viti del fiano è caratterizzato dalla forte presente di argilla, quasi il 50%, e da una presenza scarsa invece di silicio e scheletro calcareo, anche se sono spesso presenti sabbia e limo. È proprio la ricchezza dell’argilla che costituisce un valore così positivo per la produzione del vino.

Questa infatti, riesce a far fruttare le viti anche durante i lunghi periodi siccitosi estivi e permette così all’uva di maturare con maggiore regolarità, e di evitare problemi di gusto e corpo, tant’è che l’acidità si mantiene fissa.

Inoltre, sono molto importanti anche i Sali minerali presenti nel terreno come il boro, il manganese, lo zinco e il rame che permettono di migliorare le caratteristiche organolettiche del vino.

Sapore, colore e caratteristiche del Fiano di Avellino DOCG

Il Vitigno Fiano che permette la produzione del vino bianco fiano di Avellino ha un sapore e un profumo davvero unico dovuto proprio alla forte presenza di Sali minerali e di argilla all’interno del terreno. Ma vediamo quali sono le sue principali caratteristiche.

Dal punto di vista del colore il Fiano di Avellino si presenta un giallo paglierino che può essere più o meno intenso a seconda del tipo e del vitigno di produzione. Per quanto riguarda l’acidità minima totale questa è fissata invece a 5,0 g/l.

Il vino Fiano presenta profumi avvolgenti e caldi, si può sentire l’odore della frutta ben matura, dei fiori, del miele e delle nocciole. Quando viene a contatto con il palato il gusto è rotondo, ampio e fresco, deliziando l’intera bocca con un sapore armonico e con un buon grado alcolico. Infatti, la sua alcolicità lo porta ad avvicinarsi ai 14 gradi, anche se non li supera mai.

Al naso, il vino di Fiano si presenta sontuoso, non si possono non avvertire le note fruttate e fini e anche le sue suggestioni floreali. Il caleidoscopio di sapori però avviene all’assaggio, ha un tono acido che rende il vino ben strutturato e ideale per gli affinamenti in bottiglia.

Fiano di Avellino DOCG: con quali piatti abbinarlo

Il Fiano di Avellino come abbiamo visto è un vino bianco, corposo, con una nota acida ma con un grande comparto fruttato e floreale.

Questo mix di sapori e odori permette di abbinare il vino con diversi piatti o alimenti. Sicuramente l’abbinamento migliore e quello con il pesce, con i crostacei e con i primi piatti a base di pesce. Oltre a crostacei e pesce azzurro, può essere abbinato anche ad alcuni primi piatti come i tortelli di zucca, ravioli alle erbette, con spinaci, o con porcini.

Sempre nell’ambito dei primi è molto indicato per tagliatelle ai porcini, spaghetti alla carbonara, tagliatelle o risotto al tartufo. Per quanto riguarda le carni, si abbina principalmente al vitellino e al maiale. Inoltre, anche se potrà sembrare strano la struttura del Fiano DOCG di Avellino si abbina bene anche alla cucina orientale e principalmente quella asiatica, come i piatti cinesi oppure alcune preparazioni della tradizione culinaria giapponese.

Insomma, il Fiano avellinese è un vino che si può abbinare molto semplicemente, e che permette di apprezzare al meglio i piatti in tavola grazie al suo buon livello di acidità e ai suoi aromi unici.

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Pubblicato in: Vino

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