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Cacioricotta del Cilento

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Passando di fronte a un banco frigo e osservando i vari formaggi e salumi in esposizione è difficile immaginare il percorso che si cela dietro alla loro produzione.

Siamo soliti pensare che un prodotto, anche uno speciale e unico come il Cacioricotta del Cilento, nasca in modo quasi spontaneo: una formula alchemica nata dall’unione di alcuni ingredienti in un calderone bollente.

In realtà la storia di questo formaggio ha origine nel territorio stesso. Nella zona del Cilento, dove i pascoli erbosi non sono così ricchi e generosi come in altre parti di Italia, solo pochi animali possono prosperare e ripagare lo sforzo degli allevatori.

La mucca podolica, ad esempio, che ci dona un ottimo caciocavallo o, appunto, la capra cilentana con le sue sfumature di mantello.

Dal latte di questo animale duro e impervio che non si fa fermare dalla scarsità di vegetazione dei suoi pascoli nasce il Cacioricotta del Cilento. Potrebbe sorgere spontaneo chiedersi come possa un solo prodotto caseario avere il nome di due formaggi diversi tra di loro, sia nel sapore che nel tipo di stagionatura.

Il nome nasce proprio da una doppia tecnica di coagulazione del latte, una comune al formaggio tradizionale e l’altra a quella della ricotta. Da questa tecnica mista nasce un formaggio ottimo in tutte le salse, da gustare fresco così da enfatizzarne il sapore (magari con una noce di miele che tanto bene si sposa con il sapore leggermente piccante del prodotto) o grattato su un piatto di pasta al ragù (ma solo dopo una lunga stagionatura, durante la quale diventa duro e forma le scaglie.

Tutto questo nella forma di formaggio che arriva sulla nostra tavola che, pur non essendo un prodotto nato da una formula alchemica in un calderone, mantiene lo stesso un alone magico su di sé.

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Pubblicato in: Formaggi, Campania

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