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Bocconcini di Bufala Campana

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Se il “fast food” è uno dei fiori all’occhiello della società moderna (in particolare nei paesi anglosassoni) e sta prendendo piede anche nel Bel Paese, esso trova ancora resistenza nell’amore che gli italiani nutrono per i loro prodotti tipici.

All’hamburger tirato fuori dal sacchetto di carta si contrappone quindi lo “slow food” e non c’è prodotto più tipico e amato della mozzarella di Bufala.

Che essa venga posta sulla pizza o mangiata con dei pomodori freschi, in una forma particolarmente saporita di caprese poco importa: la mozzarella di bufala è uno dei tanti motivi d’orgoglio della produzione casearia italiana.

Non sempre, però, è possibile gustare appieno la mozzarella di bufala: le sue dimensioni, spesso notevoli, rischiano di vederla confinata come avanzo nel frigo, dove perde parte del suo sapore unico e indimenticabile.

Nascono così i Bocconcini di Bufala: piccoli assaggi da trenta o cinquanta grammi l’uno che mantengono l’intero sapore del formaggio originario e che possono quindi adornare qualsiasi portata o semplicemente essere gustato uno dopo l’altro. Come delle candide ciliegie, anche in questo caso è difficile fermarsi dopo il primo boccone.

Queste mozzarelle vengono chiamate anche “Bufaline”, un termine che non solo indica le dimensioni ridotte del prodotto, ma anche l’affetto con cui esso è stato creato. Una tradizione che si sposa perfettamente con la vita quotidiana che ci tiene spesso lontani dalla tavola imbandita, ma che non ci impedisce di adornare la nostra insalata con un paio di bocconcini campani.

 E proprio come il detto ama professare: “Nella botte piccola c’è il vino buono” (meglio ancora se Greco di Tufo, che tanto bene si sposa con questi bocconcini) la lavorazione di questi assaggi non differisce in alcun modo da quella del prodotto originale: si è semplicemente reso più accessibile un prodotto che altrimenti apparirebbe sempre meno nella cucina moderna.

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Pubblicato in: Formaggi, Campania

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